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Teatro
Data evento: dal 20/01/2026 al 25/01/2026

Oltre - Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande

Oltre - Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande

Debutta martedì 20 gennaio, alle ore 21.00 al Teatro Biondo di Palermo, lo spettacolo Oltre - Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande, ideato e diretto da Fabiana Iacozzilli, che ha curato la drammaturgia insieme a Linda Dalisi.

In scena sono Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli, i quali interagiscono con le grandi marionette progettate da Paola Villani, che ha curato anche le scene. Le musiche e il suono sono di Franco Visioli, le luci di Raffaella Vitiello, mentre Michela Aiello cura l’animazione.

Repliche fino al 25 gennaio.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria insieme a Cranpi e La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello, si ispira al disastro aereo avvenuto sulla catena montuosa delle Ande il 13 ottobre 1972. Il volo 571 dell’Aeronautica militare uruguaiana, che trasportava i membri di una squadra di rugby insieme ad alcuni amici e familiari, si schiantò con quarantacinque persone a bordo. La rotta era da Montevideo, in Uruguay, a Santiago in Cile. Allo schianto sopravvissero in ventinove e dopo settantadue giorni solo sedici di loro furono salvati dai soccorsi. I corpi dei cadaveri furono utilizzati dai sopravvissuti per nutrirsi e continuare a vivere.

«Fin dove siamo pronti a spingerci pur di sopravvivere? – si chiede l’autrice di Oltre – Come i miei muscoli, il mio cuore, le mie ossa e le mie viscere possono partecipare al progetto di sopravvivenza di altri esseri umani e diventare così l’energia, i muscoli e il sangue che li conducono verso la salvezza? Possiamo rinascere nel corpo di un altro?»

Da queste domande prende le mosse il progetto teatrale di Fabiana Iacozzilli, che racconta uno dei più impressionanti disastri aerei della storia – al quale sono stati dedicati libri, film e narrazioni diverse – con lo scopo di esplorare i comportamenti e la natura umana in una prospettiva filosofica e spirituale, che non si appiattisce sul dato storico e sull’eccezionalità dell’evento: «Il nostro – spiega la regista – vuole essere un progetto sulla rinascita e sulla trasformazione più che sulla catastrofe».

Insieme alla dramaturg Linda Dalisi, Iacozzilli è andata a Montevideo, dove ha incontrato alcuni tra i sopravvissuti al disastro aereo – oggi uomini di età comprese tra i 70 e i 75 anni – e alcune tra le sorelle, i fratelli e i figli degli uomini e le donne che non sono tornati dalle montagne: «Siamo entrate nelle loro case – racconta la regista – nei loro posti di lavoro, siamo andate a visitare il campo da rugby in cui erano soliti allenarsi, abbiamo scoperto che ci sono gruppi di fan della storia e dei loro protagonisti sparsi in tutto il mondo, siamo andate a visitare un museo dove al suo interno è contenuta una cella frigorifera che consente ai visitatori di sentire per settantadue secondi il freddo che hanno provato quei ragazzi per settantadue giorni. Siamo partite con tante domande, le nostre e quelle dei nostri collaboratori, e siamo tornate con la consapevolezza che questa è una vicenda “prismatica” come la definisce Linda Dalisi, in cui non ci sono né vincitori né eroi e che un pezzo centrale di essa si svolge dall’altro lato della montagna, in quella Montevideo in cui le famiglie dei giovani scomparsi - allo stesso modo e con la stessa intensità - interpellavano indovini e pregavano dio, affittavano aerei privati per sorvolare la cordigliera e chiedevano di parlare con Allende pur di ritrovare i propri figli».

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note dell’autrice e regista

Alla fine del mese di febbraio 2025 Linda Dalisi ed io siamo partite per Montevideo per incontrare alcuni tra i sopravvissuti al disastro aereo – oggi uomini di età comprese tra i 70 e i 75 anni – e alcune tra le sorelle, i fratelli e i figli degli uomini e le donne che non sono tornati dalle montagne. Siamo entrate nelle loro case, nei loro posti di lavoro, siamo andate a visitare il campo da rugby in cui erano soliti allenarsi, abbiamo scoperto che ci sono gruppi di fan della storia e dei loro protagonisti sparsi in tutto il mondo, siamo andate a visitare un museo dove al suo interno è contenuta una cella frigorifera che consente ai visitatori di sentire per settantadue secondi il freddo che hanno provato quei ragazzi per settantadue giorni. Ma cosa cercano le persone in questa storia? Cosa vogliamo io e Linda da questa storia?

Siamo partite con tante domande, le nostre e quelle dei nostri collaboratori, e siamo tornate con la consapevolezza che questa è una vicenda “prismatica” come la definisce Linda Dalisi, in cui non ci sono né vincitori né eroi e che un pezzo centrale di essa si svolge dall’altro lato della montagna, in quella Montevideo in cui le famiglie dei giovani scomparsi – allo stesso modo e con la stessa intensità – interpellavano indovini e pregavano dio, affittavano aerei privati per sorvolare la cordigliera e chiedevano di parlare con Allende pur di ritrovare i propri figli.

E quindi “fin dove è disposto a spingersi l’essere umano?”

Nando Parrado, è forse il personaggio più carismatico di questa vicenda: un ragazzo di vent’anni che decide di intraprendere insieme a Roberto Canessa il viaggio per cercare i soccorsi e lo fa con ai piedi dei mocassini e nello zaino otto calzettoni da rugby pieni di carne umana. Ma cosa lo muove? Aveva la sorella e la madre interrate a quattro metri dalla fusoliera, sarebbe arrivato il momento in cui sarebbero stati gli ultimi due corpi di cui cibarsi e, soprattutto, aveva un padre a cui andare a dire “papà sono vivo, non devi piangere tre corpi ma solo due”. 

È dunque uno spazio tragico quello in cui ci muoviamo, uno spazio in cui i corpi si depauperano fino a diventare quasi nulla e in cui troneggia il rottame di una fusoliera che ricorda gli echi dell’incidente e, al tempo stesso, è luogo di salvezza e unico ventre materno.

Centrale all’interno di questo lavoro è, come già accaduto nei miei precedenti spettacoli, la contaminazione del teatro di figura con le voci delle testimonianze.

Perché raccontiamo oggi questa storia?

Perché è una storia piena d’amore, in cui ci sono dei figli che cercano di tornare dai loro padri e che come Amleto si interrogano sull’essere o il non essere, perché ci sono dei padri che decidono di salire in groppa a un cavallo per andare a riprendere ciò che resta del corpo di un figlio e che ci ricordano Priamo in ginocchio che rivuole il corpo di Ettore, perché è la storia tragica di famiglie che si spezzano e che sono costrette a ricercare nei corpi dei sopravvissuti dei pezzettini dei propri cari. E come possono guardare gli occhi di una madre tutto questo?

Ma anche perché come dice Ana Ines Lamas, sorella di una delle vittime, è una storia di ignoranza e di immaginazione: i ragazzi non conoscevano la neve e il ghiaccio e proprio per questo sono riusciti ad andare oltre, immaginandosi un modo per sopravvivere e inventandosi una strada da percorrere per tornare a casa.

Fabiana Iacozzilli

note alla drammaturgia

Camminando per le strade di Montevideo – dove siamo andate per incontrare alcuni protagonisti di questa storia – io e Fabiana ci siamo fatte tante domande sulle nostre domande. Perché non vengono fuori tanti sogni? Ci chiedevamo. A più di 4000 metri d’altezza la parola sonno si svuota del suo significato più comune e ne assume un altro sconosciuto. Si trema in una notte che è tre volte più lunga del giorno e ci si stringe a un filo di incoscienza, quel tanto che permetta di recuperare un poco – un poco di energia. Perché non arrivano certe risposte? È come essere di fronte a un prisma.

Oltre significa per noi stare in tutto ciò che va al di là, è andare innanzi, verso una linea di meta invisibile. Correre incontro a un padre, allenare la telepatia per raggiungere una madre, interrogare saggi e indovini per essere proiettati tra le braccia di un figlio sparito. Quel prisma allora raccoglie un po’ tutte le soglie, tutti i confini attraversati, fisici e metafisici, inclusa la componente spirituale del multiforme dialogo con Dio. Ciò che va oltre ogni comprensione. Roy Harley – uno dei sopravvissuti – ci ha detto che in fondo tutte le persone portano una cordigliera sulle spalle, riferendosi alle prove che la vita di tutti i giorni ci mette davanti. È un’immagine che rimane impressa, restituendoci quella di una colonna vertebrale in cui ogni vertebra è un passo in più verso la salvezza. Nel nostro cercare il senso di una storia così fuori dall’ordinario eppure così umana, la cordigliera sulle spalle diventa un po’ uno zaino, dove si fondono passato e presente, quello che sono e quello che voglio riabbracciare, la memoria che mi aspetta e il destino che devo ancora costruire. Uno zaino cucito a mano, con brandelli di materiali diversi, uno zaino inventato, capiente, impermeabile, in cui potersi infilare insieme ai compagni, per stare al caldo. Oltre quella voce che sento provenire dall’alto e dal basso, oltre le vette, oltre i piedi che affondano nella neve.

Linda Dalisi

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Oltre

Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande

ideazione e regia Fabiana Iacozzilli

drammaturgia Linda Dalisi, Fabiana Iacozzilli

con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli

dramaturg Linda Dalisi

scene e progettazione puppets Paola Villani

musiche e suono Franco Visioli

luci Raffaella Vitiello

cura dell’animazione Michela Aiello

aiuto regia Cesare Del Beato

produzione Teatro Stabile dell’Umbria

in coproduzione con Cranpi / La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello

con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival

con il sostegno del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale / Teatro Biblioteca Quarticciolo

con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo

durata: 1 ora e 15 minuti

foto Gianluca Pantaleo

Calendario delle rappresentazioni:

martedì 20 gennaio ore 21.00

mercoledì 21 gennaio ore 17.00

giovedì 22 gennaio ore 17.00

venerdì 23 gennaio ore 21.00

sabato 24 gennaio ore 19.00

domenica 25 gennaio ore 17.00

data pubblicazione: 16/01/2026

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