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Teatro
Data evento: dal 24/03/2026 al 29/03/2026

Sabato, domenica e lunedì

Sabato, domenica e lunedì

Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo con la regia di De Fusco al Teatro Biondo di Palermo: quando il pranzo della domenica diventa palcoscenico della famiglia in crisi

Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma sono i protagonisti di Sabato, domenica e lunedì, la celebre commedia di Eduardo De Filippo, che debutta al Teatro Biondo di Palermo sabato 21 marzo alle ore 19.00 con la regia di Luca de Fusco, le scene e i costumi di Marta Crisolini Malatesta e le luci di Gigi Saccomandi.

Lo spettacolo è coprodotto dal Teatro di Roma - Teatro NazionaleTeatro Stabile di Torino - Teatro NazionaleTeatro Stabile di BolzanoTeatro Biondo di PalermoLAC Lugano Arte e Cultura.

Repliche fino al 29 marzo.

Saponangelo e Di Palma, nei ruoli dei coniugi Priore, sono affiancati da Pasquale Aprile (Roberto), Alessandro Balletta (Federico), Anita Bartolucci (Amelia Priore), Francesco Biscione (Antonio Piscopo, padre di Rosa), Paolo Cresta (Raffaele Priore, fratello di Peppino), Rossella De Martino (Virginia, cameriera), Renato De Simone (Attilio), Antonio Elia (Dottor Cefercola - Catiello, sarto), Maria Cristina Gionta (Elena), Gianluca Merolli (Rocco), Domenico Moccia (Michele), Alessandra Pacifico Griffini (Maria Carolina), Paolo Serra (Luigi Ianniello), Mersila Sokoli (Giulianella).

Scritta da Eduardo nel 1959, benché non venga rappresentata in Italia da quasi venticinque anni, la commedia è molto popolare anche grazie alle trasposizioni cinematografiche e televisive, e risulta di grande attualità perché descrive la crisi di una famiglia, la difficoltà di ricomporre una convivenza logorata e allo stesso tempo il desiderio di riuscirci.

Il racconto è incentrato su una tradizionale domenica napoletana: Peppino Priore e la moglie Rosa aprono le porte della propria casa a nonni, figli, nipoti, amici e vicini per ritrovarsi tutti insieme intorno alla tavola imbandita per il pranzo domenicale. Ma in questo clima di apparente convivialità basta poco per far esplodere le incomprensioni: la troppa attenzione del ragioniere Ianniello verso la padrona di casa fa esplodere la gelosia di Peppino. Il pranzo è rovinato, il litigio diventa corale e la commedia si trasforma in una tragicommedia.

«Eduardo – dice il regista Luca de Fusco – è stato accusato di essere un autore piccolo borghese, intimistico, che avrebbe “addomesticato” la grande vitalità anarchica del teatro napoletano. Proprio in Sabato, domenica e lunedì si diverte invece a prendere in giro un filodrammatico amante di Petito, ovvero quella tradizione anarchica che egli avrebbe distrutto. La verità è che Eduardo è stato di gran lunga il maggiore scrittore teatrale italiano del secondo Novecento ed è così ancora vicino a noi da rendere incongrue le riscritture registiche avventate. La “scrittura scenica”, teoria molto in voga negli anni ’70 e ’80, secondo la quale il vero autore di uno spettacolo è il regista, si infrange sui capolavori eduardiani che chiedono, a mio avviso, un regista interprete e non un demiurgo, un direttore d’orchestra e non un compositore, per la semplice ragione che il compositore c’è già e la sua vitalità è ancora inalterata. Ho quindi rinunciato a video, musiche originali innovative, immagini chiaroscurali. Abbiamo realizzato uno spettacolo “chiaro”, sia per privilegiare l’efficacia dei nostri attori (quello di Eduardo è un teatro per attori), sia per la gioia di raccontare una piccola storia fatta di tanti accadimenti, che fa pensare a Čechov e che si conclude con un sorriso, espressione poco in voga nel teatro d’arte, ma di cui personalmente sento un gran bisogno».

Note di regia

Io credo che ci siano molte analogie tra Eduardo e Goldoni. Entrambi hanno operato una vera e propria Riforma che ha mutato il corso della storia del teatro del loro tempo. La Riforma di Goldoni è risaputa. Lo scrittore veneziano abbandona il mondo delle maschere, che pure sono presenti nella prima parte della sua produzione, facendo nascere un teatro realista, che parla di persone vere dando allo spettatore l’impressione di conoscerle, con dialoghi magistrali, spesso basati su concertati di molti personaggi, che compongono delle vere e proprie partiture. Nei testi di Goldoni nulla è lasciato al caso: le didascalie sono accuratissime e spesso alcune battute obbligano la regia a determinate scelte. Il disegno di Goldoni è affermare la pari dignità della letteratura teatrale rispetto al teatro rappresentato ogni sera. Basta lazzi, improvvisazioni, “carrettelle”, sostituiti da solidi meccanismi drammaturgici.

Se si riflette con acutezza, questa azione somiglia molto a quella svolta da Eduardo nel teatro napoletano. Quando comincia la sua attività le maschere imperano sulla scena: da Pulcinella a Felice Sciosciammocca, di cui il padre Eduardo Scarpetta fu somma espressione. Pur essendo anch’egli grande interprete di maschere, abbandona questo stile e sceglie la strada del realismo. Anche i personaggi di De Filippo sono veri, sembra di conoscerli, come quelli di Goldoni. Entrambi gli autori partono da registri comici, ma escono dalla concezione di teatro come puro intrattenimento per esplorare strade di analisi psicologiche e sociali.

Le didascalie accurate e le battute condizionanti sono pure nei testi di De Filippo che, a differenza di Goldoni, poteva avvalersi dell’arma della concessione dei diritti di rappresentazione.

La riprova di questa analisi sta nella fortuna della drammaturgia napoletana post Eduardo. Prima di lui il teatro napoletano era famoso soprattutto per gli attori. Petito e Scarpetta scrivevano dei canovacci. Come erano canovacci i testi del grande rivale di Goldoni, ovvero il conte Gozzi. Dopo Eduardo nascono Patroni Griffi, Ruccello, Cappuccio, Santanelli, Moscato, Borrelli, Salemme e molti altri. Una vulgata assai diffusa all’epoca di Eduardo era che i suoi testi avevano fortuna grazie alla sua grande capacità attoriale. Con Eduardo sarebbero morti anche i suoi testi. Ma tutto questo è stato smentito dalla grandissima fortuna imperitura, nazionale e internazionale, del suo repertorio.

Eduardo è stato accusato di essere un autore piccolo borghese, intimistico, che avrebbe “addomesticato” la grande vitalità anarchica del teatro napoletano. Proprio in Sabato, domenica e lunedì si diverte a prendere in giro un filodrammatico amante di Petito, ovvero quella tradizione anarchica che egli avrebbe distrutto.

La verità è che Eduardo è stato di gran lunga il maggiore scrittore teatrale italiano del secondo Novecento ed è così ancora vicino a noi da rendere incongrue le riscritture registiche avventate.

La “scrittura scenica”, teoria molto in voga negli anni ’70 e ’80, secondo la quale il vero autore di uno spettacolo è il regista, si infrange sui capolavori eduardiani che chiedono, a mio avviso, un regista interprete e non un demiurgo, un direttore d’orchestra e non un compositore, per la semplice ragione che il compositore c’è già e la sua vitalità è ancora inalterata.

Ho quindi rinunciato a video, musiche originali innovative, immagini chiaroscurali. Abbiamo realizzato uno spettacolo “chiaro”, sia per privilegiare l’efficacia dei nostri attori (quello di Eduardo è un teatro per attori), sia per la gioia di raccontare una piccola storia fatta di tanti accadimenti, che fa pensare a Čechov e che si conclude con un sorriso, espressione poco in voga nel teatro d’arte, ma di cui personalmente sento un gran bisogno.

Dedico questa regia a mia moglie Francesca, che da alcuni decenni risolve assieme a me qualche brutta domenica, come capita in ogni famiglia, facendo cominciare però con un sorriso i nostri tanti lunedì.

Luca De Fusco

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Sabato, domenica e lunedì commedia in tre atti di Eduardo De Filippo

regia Luca De Fusco

con Teresa Saponangelo (Rosa Priore), Claudio Di Palma (Peppino Priore)

e con Pasquale Aprile (Roberto), Alessandro Balletta (Federico), Anita Bartolucci (Amelia Priore), Francesco Biscione (Antonio Piscopo, padre di Rosa), Paolo Cresta (Raffaele Priore, fratello di Peppino), Rossella De Martino (Virginia, cameriera), Renato De Simone (Attilio), Antonio Elia (Dottor Cefercola - Catiello, sarto), Maria Cristina Gionta (Elena), Gianluca Merolli (Rocco), Domenico Moccia (Michele), Alessandra Pacifico Griffini (Maria Carolina), Paolo Serra (Luigi Ianniello), Mersila Sokoli (Giulianella)

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

luci Gigi Saccomandi

aiuto regia Lucia Rocco

produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Bolzano / Teatro Biondo di Palermo / LAC Lugano Arte e Cultura

durata: 2 ore e 50 minuti più intervallo

Calendario delle rappresentazioni:

sabato 21 marzo ore 19.00

domenica 22 marzo ore 17.00

martedì 24 marzo ore 21.00

mercoledì 25 marzo ore 17.00

giovedì 26 marzo ore 17.00

venerdì 27 marzo ore 21.00

sabato 28 marzo ore 19.00

domenica 29 marzo ore 17.00

data pubblicazione: 17/03/2026

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