Franco Maresco e la Fondazione OJS – The Brass Group insieme per celebrare il centenario dalla nascita di Miles Davis e John Coltrane. "Io e il Jazz" anteprima 19 aprile
La Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group celebra una serata di straordinaria intensità culturale e musicale: il prossimo 19 aprile alle ore 21.15, al Real Teatro Santa Cecilia, andrà in scena l’anteprima della seconda edizione della rassegna “Io e il Jazz”, con un appuntamento dal titolo evocativo: “Io e il Jazz. Franco Maresco racconta Miles Davis e John Coltrane”. Un evento speciale, carico di significato, dedicato al centenario dalla nascita di due giganti assoluti della musica mondiale, che hanno rivoluzionato per sempre il linguaggio del jazz, trasformandolo in una forma d’arte universale.
Dopo il grande successo della prima edizione — caratterizzata da continui sold out e da un entusiasmo crescente da parte del pubblico — la rassegna torna con rinnovata forza, sotto la direzione artistica di Franco Maresco, e con la Fondazione OJS – The Brass Group ancora una volta protagonista nella valorizzazione del jazz come autentico patrimonio dell’umanità. Fortemente voluto dal Presidente della Fondazione, M° Ignazio Garsia, l’evento si configura come un momento simbolico e culturale di altissimo profilo. Il Maestro sottolinea con forza il valore di questa iniziativa: “Questa rassegna nasce da un’esigenza profonda: quella di continuare a dare voce al jazz come linguaggio universale, capace di attraversare epoche, culture e generazioni. Dopo il successo straordinario della prima edizione, abbiamo sentito il dovere di proseguire questo percorso, ampliandolo e rafforzandolo. L’omaggio a Miles Davis e John Coltrane non è soltanto un tributo a due immensi musicisti, ma un atto culturale necessario. Sono stati innovatori radicali, uomini che hanno cambiato per sempre il modo di intendere la musica. Celebrare il loro centenario significa riaffermare il ruolo del jazz come patrimonio dell’umanità e come strumento di libertà espressiva.”
“Il Brass Group, - continua il Maestro Garsia - sin dalla sua nascita, ha avuto la missione di portare i grandi del jazz a contatto diretto con il pubblico, creando occasioni di crescita e consapevolezza. Questa rassegna si inserisce perfettamente in quella visione: non solo concerti, ma momenti di racconto, riflessione e condivisione. Siamo orgogliosi di proseguire questa collaborazione con Franco Maresco, un intellettuale capace di restituire profondità e senso alla narrazione musicale. Il suo sguardo, libero e non convenzionale, rappresenta un valore aggiunto prezioso per questa rassegna.”
Durante la serata, il racconto si intreccerà con la musica dal vivo e la parola scenica, grazie alle esibizioni di straordinari interpreti: Vito Giordano (tromba e flugelhorn), Salvatore Bonafede (pianoforte), Stefano D’Anna (sax tenore e sax soprano) ed Ernesto Tomasini (voce), capace di guidare il pubblico in un viaggio evocativo tra suoni e visioni del jazz.
Miles Davis e John Coltrane: due rivoluzioni, un’unica eredità immortale
Miles Davis, visionario instancabile, ha ridefinito il jazz più volte nel corso della sua carriera: dal cool jazz al modal, fino alle contaminazioni elettriche, ogni sua fase è stata una dichiarazione di libertà creativa. Il suo suono, essenziale e magnetico, ha aperto nuove dimensioni espressive, rendendolo uno degli artisti più influenti del Novecento. Accanto a lui, John Coltrane, anima ardente e spirituale, ha elevato il jazz a esperienza mistica. Il suo sax, potente e trascendente, ha trasformato ogni nota in una ricerca interiore, culminata in opere che ancora oggi rappresentano vertici assoluti della musica universale. La sua eredità è un viaggio continuo verso l’infinito.
La collaborazione tra i due musicisti (entrambi nati nel 1926) è una delle più influenti nella storia del jazz, producendo capolavori fondamentali tra la fine degli anni '50 e il 1960. Il loro contrasto artistico, tra lo stile lirico di Davis e l'intensità sperimentale di Coltrane, ha definito album epocali come Kind of Blue. Punti Chiave della loro collaborazione sono i loro Capolavori Iconici: insieme hanno inciso album fondamentali come 'Round About Midnight, Kind of Blue, e Someday My Prince Will Come; così come il Primo Quintetto: Coltrane è entrato nel gruppo di Davis a metà anni '50, passando da sconosciuto a sassofonista di fama mondiale; Sintonia e Conflitto: la loro musica era caratterizzata da una magica alternanza di assoli, dove la pacatezza di Miles faceva da contrappunto all'esplorazione sonora di Coltrane; ultimo Tour (1960): il loro sodalizio si è concluso con un celebre tour europeo nel 1960.
Franco Maresco: la scelta di due icone per raccontare l’anima del jazz
Sull’appuntamento interviene lo stesso Franco Maresco, che nel 2001 ha curato, insieme a Stefano Zenni, il libro "Miles Gloriosus" a cui hanno collaborato alcuni dei più importanti musicologi italiani e nel 2023 ha realizzato il documentario dedicato a Coltrane dal titolo "Lovano Supreme", insieme al sassofonista Joe Lovano. Maresco sottolinea il senso profondo della scelta artistica: “Ho scelto Miles Davis e John Coltrane perché rappresentano due poli opposti e complementari del jazz. Davis è il controllo, la sottrazione, il silenzio che diventa forma. Coltrane è l’urgenza, la tensione spirituale, la ricerca senza tregua. In mezzo a loro c’è tutto il jazz possibile. Raccontarli insieme significa provare a raccontare il mistero stesso di questa musica”. E aggiunge: “Sono due figure che continuano a parlarci oggi, non solo come musicisti ma come uomini che hanno attraversato il proprio tempo trasformandolo. Il loro centenario non è una celebrazione retorica, ma un’occasione per riascoltare una voce che non ha mai smesso di essere contemporanea.” Infine, il suo legame con il jazz e con il Brass Group: “Il Brass è stato per me un luogo fondamentale. È lì che ho incontrato il jazz dal vivo, che ho capito cosa significa davvero ascoltare. Ritornarci oggi, per raccontare questi due giganti, ha per me un valore quasi naturale. È come chiudere un cerchio.”
L’anteprima del 19 aprile segna ufficialmente l’inizio di un nuovo percorso: la seconda edizione completa della rassegna “Io e il Jazz” prenderà il via il prossimo autunno, con nuovi appuntamenti, nuove narrazioni e lo stesso obiettivo: raccontare il jazz attraverso le voci, le storie e le emozioni dei suoi protagonisti. Una rassegna che non è solo musica, ma un atto culturale necessario. Un invito ad ascoltare, ricordare e resistere.
Una grande passione di Maresco, quella per il jazz, nata alla metà degli anni ‘70 proprio durante i concerti al Brass Group, prima allo scantinato di Via Duca della Verdura e in seguito a Palazzo Butera, attualmente sede di un prestigioso museo internazionale, e poi ancora al Teatro Golden. Ed è lo stesso regista che ha ideato questa iniziativa che riprenderà il prossimo autunno con diversi incontri tra musica, cinema, televisione (“e altre divagazioni”, recita il sottotitolo).
Sulla precedente edizione Franco Maresco parla di un bilancio più che positivo e per questa ragione ripropone la seconda edizione. Sono soddisfatto – afferma Maresco - perché c'è stata una notevole presenza di pubblico che, francamente, non mi aspettavo. Mi ha fatto veramente piacere sentire che a ogni incontro era attento e seguiva incuriosito i miei racconti sul jazz e il cinema. Il successo di queste serate, ovviamente, è condiviso col mio amico Ignazio Garsia che mi ha offerto uno spazio come il teatro Santa Cecilia, e posso assicurarle che da tempo Palermo e le sue istituzioni, pubbliche e private, sono indifferenti nei confronti del mio lavoro. Quando Ignazio mi ha fatto la proposta di tornare a lavorare insieme dopo 25 anni mi ha semplicemente detto: Franco, vorrei che tu considerassi il Brass Group la tua seconda casa. E questo appuntamento è nato dal contributo del jazz così forte sul piano divulgativo, ne sono un esempio straordinario programmi leggendari come The Sound Of Jazz oppure The Sounf Of Miles, dove è possibile vedere suonare insieme Miles Davis e John Coltrane.
Grande merito ai musicisti sul palco che hanno dato un forte impatto emotivo musicale ed un altro suo complice è stato Ernesto Tomasini... Complice è la definizione giusta. Ernesto lo conosco da trent'anni, ma non ci avevo mai lavorato prima. Mi ha molto aiutato sul palcoscenico col suo talento musicale e l'ironia intelligente che il pubblico ha molto apprezzato, oltre che la sua notevole conoscenza della storia della musica e dello spettacolo novecentesco. Un altro ringraziamento lo devo ai miei amici Umberto Cantone e Melino Imparato che mi hanno dato un aiuto importante in alcune serate leggendo e recitando alcuni testi che andavano da Keruac a Franco Scaldati. Ringrazio anche Aurora Falcone che ha letto Letizia Battaglia nell'omaggio che le abbiamo dedicato per i 90 anni della nascita, una serata che ha visto una straordinaria partecipazione di pubblico. E per chiudere con i ringraziamenti mi permetta di menzionare Lumpen Film di cui sono direttore artistico, una associazione di pazzi masochisti che da 11 anni organizza e produce attività che cercano di fare resistenza contro la barbarie che avanza sempre di più. Non so quanto potremo ancora resistere, ma per il momento ci siamo ancora.
Maresco in diverse interviste si è spesso definito un" pianista mancato " quali sono i pianisti jazz che ha più amato? In ordine casuale, Duke Ellington, Thelonious Monk, Bud Powell, Fats Waller, Joe Sullivan, Art Tatum, Count Basie, Bill Evans, Red Garland, Wynton Kelly. Se le mie nevrosi non mi avessero bloccato lo studio del pianoforte, mi sarebbe piaciuto suonare il jazz alla maniera degli ultimi due che ho messo nella lista dei pianisti preferiti. Ma un caso a parte è per me rappresentato da un pianista che ammiro sconfinatamente, tra i più sottovalutati e sconosciuti del jazz: Phineas Newborn. Ascoltatelo per rendervi conto della sua grandezza, della sua impressionante tecnica che non ha nulla di meno di quella di Oscar Peterson, anzi direi che per certi versi il pianismo di Phineas Newborn è più profondo di quello del suo collega canadese, è più espressivo. La sua carriera fu limitata a causa dei disturbi psichici che più volte lo portarono a essere ricoverato in manicomio. Un gigante da riscoprire.
La definizione di Jazz per Maresco: Una volta chiesi a Tony Scott: mi dici che cos'è il jazz. Lui ci pensò e poi mi rispose: suono il jazz da più di cinquant'anni, ma ancora non so che cosa sia veramente. E se non lo sapeva lui, pensa che possa saperlo io? Forse la risposta sta in una celebre composizione di Duke Ellington degli anni Trenta il cui titolo è It Don't Mean A Thing ( If It Ain't Got That Swing). E lo swing ce l'avevano allo stesso modo sia Armstrong che Coltrane,i quando li ascolti ti fanno battere il piede.
Ed ancora Franco Maresco interviene nel suo rapporto con il jazz: Maresco e Garsia, due grandi che hanno dedicato la vita alla cultura in simbiosi con il jazz. Ha mai pensato di realizzare un film con una big band? E il Brass Group quanto ha avuto peso nell’ ispirazione dei suoi film?
“I primi musicisti jazz li ho incontrati in carne ed ossa al Brass. Prima li vedevo solo in televisione, come un evento, visto che l’epoca internettiana era lontana. Vederli dal vivo fu esaltante. Assistevo alle performance di Ignazio Garsia che suonava o a volte accompagnava gli ospiti. Mi piaceva come suonava, il suo tocco swing. Cominciai a fare programmi a Radio Palermo Centrale. La mia era una rubrica di jazz, facevo interviste ai protagonisti delle stagioni del Brass e poi le mandavo in onda. Col Brass continuai ad avere rapporti anche quando cominciai a lavorare in televisione. In coppia con Ciprì, dal 1986, collaboravamo con TVM. A quel tempo era più costoso realizzare cortometraggi e allora proponemmo uno scambio a quell’emittente: loro ci mettevano loro a disposizione sofisticate attrezzature e noi realizzavamo dei programmi. Si trattava di contenitori come “Interno Notte”, che conducevo insieme a Umberto Cantone, una sorta di “Fuori orario” di Ghezzi tutto palermitano. Oppure “Jazz, Blues ed altro”, in cui io presentavo dei corti di jazz americani all’epoca dello swing. Spesso costruivo un discorso quanto più possibile organico intorno a questi documenti con grandi artisti come Hank Jones e Benny Golson. Facevamo delle vere e proprie puntate speciali col Brass, qualche volta riprendendo pure la Big Band. Una delle serate che riprendemmo fu quella del 1994, quando la Big Band fu diretta da Clark Terry, colui che era stato, negli anni ’50, un pilastro fondamentale dell'orchestra di Ellington. E non mancammo nemmeno quando arrivò Günter Schuller, uno dei personaggi fondamentali nella storia del jazz, pensiamo solo ai dischi fatti con Miles Davis e con Gil Evans. Venne a Palermo per dirigere “Porgy and Bess” versione Evans – Davis. Con lui, tra gli altri, c’era Paolo Fresu alla tromba e rimanemmo diversi giorni a raccontare con le immagini quell’evento. Documentammo pure i suoi seminari. Questo e tanto altro del passato mi lega a Ignazio Garsia. Il Brass Group ci ha fatto conoscere i grandi che arrivavano qui, indimenticabili maestri come Oscar Peterson e Ray Brown. Per questo mi fa piacere tornare a collaborare al Brass, perché è come tornare a casa. E’ un’oasi nel deserto presente di una Palermo ormai imbarbarita, di un mondo finito. Non ci rimane che il passato da celebrare. Una celebrazione che un giovane, se vuole, può cogliere, con pazienza e dedizione”.
Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 - 334.7391972, brasspalermo@gmail.com, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.
data pubblicazione: 07/04/2026
